di Daniel Roher — Canada, USA, 2025, 109 minuti
Drammatico
Con Leo Woodall, Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Lior Raz, Tovah Feldshuh.
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Trama
Niki è un ex bambino prodigio del pianoforte con un dono rarissimo: un udito assoluto capace di cogliere ogni vibrazione, ogni micro-suono nascosto nel mondo. Un talento straordinario, ma anche una condanna. La sua ipersensibilità ai rumori è talmente acuta da costringerlo a indossare protezioni auricolari e ad abbandonare il sogno di diventare pianista. Il giovane si reinventa come accordatore di pianoforti, preciso e solitario, ma la sua vita tranquilla cambia quando qualcuno scopre che il suo orecchio perfetto può essere usato per molto più che accordare strumenti. Da quel momento Niki si ritrova coinvolto in un gioco che non ha scelto e dovrà fare i conti con il peso del suo dono e con i limiti che gli ha imposto per anni.
Recensione
«...Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film», cantava Luca Carboni
nel 1984 e fa veramente molto piacere rivedere in un film il grande
attore statunitense ottantottenne in una parte scritta con amore e
grazia.
Proprio i duetti tra le strade e gli appartamenti lussuosi di New York, tra il protagonista Niki White (Leo Woodall), un talentuoso accordatore di pianoforti che soffre di iperacusia e per questo indossa sempre dei tappi per le orecchie, e Harry Horowitz (Dustin Hoffman), l'anziano proprietario della ditta di accordatura che sta perdendo l'udito, sono la parte più interessante del film anche perché caratterizzati da un umorismo che imprime al film inizialmente il tono della commedia che poi sfocia invece nel thriller e nell'heist movie.
Sì perché Tuner - L'accordatore prende ben presto una piega da Baby Driver, un altro film in cui il protagonista ha dei problemi all'udito (lì l'acufene) che vengono utilizzati per compiere delle rapine (qui l'apertura di grosse e grasse casseforti). Sulla falsariga proprio del film di Edgar Wright, questo di Daniel Roher, il regista canadese vincitore dell'Oscar al miglior documentario nel 2023 con Navalny e qui esordiente nel lungometraggio di finzione, ripete il meccanismo del protagonista timido e 'innocente' vittima del ricatto di un malavitoso, qui il russo Uri (interpretato dall'israeliano Lior Raz), costretto appunto suo malgrado a delinquere per pagare l'ospedale (decine di migliaia di dollari se non hai l'assicurazione) dove il suo capo e amico, e un po' padre, viene ricoverato e accudito dalla moglie devota Marla (Tovah Feldshuh).
Nella vicenda, la sceneggiatura scritta dal regista con l'inglese Robert Ramsey praticamente fermo da Soul Men del 2008, introduce anche l'aspetto sentimentale attraverso il personaggio di Ruthie (Havana Rose Liu), una determinata studentessa di composizione che sogna di lavorare con un grande compositore (Jean Reno in un cameo di peso) e che mette in discussione la bussola musicale e morale del protagonista. La costruzione di questa relazione è la parte meno convincente del film, forse proprio nel tentativo di mettere in scena le problematiche e le contraddizioni della generazione zillenial con una sorta di inspiegabile incomunicabilità tra i due e poi una serie di sfoghi risentiti (il ragazzo per la sua sindrome ha dovuto abbandonare il sogno di diventare pianista).
Il meccanismo della sceneggiatura, che porta alle estreme conseguenze il gioco pericoloso del protagonista con i malavitosi russi, dipinti forse con un po' troppa eccentricità e approssimazione, funziona e consente alla fine di mettere tutti i pezzi a posto e allo spettatore di ripensare al film che ha un andamento jazz contrappuntato anche dalle scelte musicali (come omaggio appare in un cameo addirittura Herbie Hancock) in linea con le percezioni auditive del protagonista. In un peculiare attraversamento tra un film d'autore e più di nicchia, come la professione messa in scena e studiata in maniera abbastanza precisa, e uno rivolto a un pubblico più ampio grazie anche alla presenza di star amate e conclamate come Dustin Hoffman e Tovah Feldshuh, ma anche ai due giovani e già affermati interpreti come Leo Woodall (Norimberga e The White Lotus) e Havana Rose Liu (appena vista a Cannes in Her Private Hell di Nicolas Winding Refn).