di Eva Victor — USA, 2025, 103 minuti
Drammatico
Con Eva Victor, Naomi Ackie, Lucas Hedges, John Carroll Lynch, Louis Cancelmi.
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Trama
Mi è successo qualcosa di molto brutto", dice Agnes, studentessa post laurea e neodocente: quel qualcosa è una violenza sessuale che ha subìto e che cerca ad ogni costo di rimuovere, asserendo
agi altri che "tutto va bene".
Eva Victor costruisce la storia di Agnes come un mosaico emotivo: frammenti di presente, ricordi che riaffiorano senza preavviso, silenzi che pesano più delle parole. La violenza subita non è mai spettacolarizzata; è un’assenza che struttura l’intero film, un vuoto che deforma il tempo e irrigidisce lo spazio. Il New England, con le sue case ampie e le sue luci fredde, diventa quasi un personaggio: un luogo immobile, cristallizzato, specchio di una vita che sembra essersi fermata mentre tutto il resto continua a fluire altrove.
Una riunione di classe è l'evento che farà riemergere il ricordo della violenza, di cui è stato colpevole un suo ex professore. E Agnes dovrà confrontarsi con il rimosso e con il modo in cui quell'evento ha
influenzato il corso della sua vita.
Recensione
Sorry, Baby di Eva Victor è un esordio cinematografico che conquista per coraggio narrativo, sensibilità emotiva e originalità stilistica. Il film affronta un tema particolarmente complesso e delicato — le conseguenze di una violenza sessuale — senza mai cadere nel sensazionalismo né nel melodramma facile: ciò che emerge è piuttosto il modo in cui la protagonista si muove in un mondo che continua a girare attorno a lei, spesso indifferente o incapace di comprendere ciò che ha subito. Gran parte della critica ha lodato il film per l’equilibrio tra dramma e humor nero, una combinazione che dona alla storia respiro e autenticità. La sceneggiatura evita i cliché, scegliendo invece una struttura non lineare che riflette con precisione la percezione del tempo di chi convive con un trauma: il passato e il presente si intrecciano in capitoli che delineano con delicatezza il percorso interiore di Agnes. La performance della Victor è stata definita da molti commovente e intrepida, capace di restituire un personaggio complesso, ironico e profondamente umano. Il rapporto con l’amica Lydie (interpretata da Naomi Ackie) aggiunge al film una dimensione di amicizia vera e non scontata, elemento chiave che bilancia tenerezza e realismo.
Dal punto di vista visivo e sonoro, la pellicola trova forza nell’ambientazione del New England: gli spazi ampi, le luci fredde e le inquadrature attente contribuiscono a rendere tangibile la solitudine e l’incertezza esistenziale della protagonista, senza mai sbilanciarsi in estetismi gratuiti.
Nel panorama degli esordi recenti, Sorry, Baby di Eva Victor si impone come un film che non alza la voce ma resta addosso. È un’opera prima che sceglie la sottrazione invece dell’enfasi, la sospensione invece della catarsi, e proprio per questo colpisce più a fondo.
Un debutto che dimostra come si possa raccontare il trauma con intelligenza, pudore e una sorprendente maturità di sguardo. Un film che non cerca di “superare” il dolore, ma di comprenderne le crepe.