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27 E 28 FEBBRAIO • RASSEGNA "GIOVEDÌ E VENERDÌ DI QUALITÀ" 2020

Sole

di Carlo Sironi — Italia, 2019, 102 minuti
Drammatico

Con Sandra Drzymalska, Claudio Segaluscio, Barbara Ronchi, Bruno Buzzi, Marco Felli, Orietta Notari, Vitaliano Trevisan.

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Trama

Ermanno è un ragazzo che passa i suoi giorni fra slot machine e piccoli furti. Lena arriva in Italia per vendere la bambina che porta in grembo e poter iniziare così una nuova vita. Ermanno deve fingere di essere il padre della bambina per permettere a suo zio e alla moglie, che non possono avere figli, di ottenere l'affidamento in maniera veloce, attraverso un'adozione tra parenti. Sole, però, nasce prematura, e deve essere allattata al seno: mentre Lena cerca di negare il legame con sua figlia, Ermanno inizia a prendersi cura di loro come se fosse il vero padre.

Recensione

Ermanno è un ragazzo senza direzione, che passa il tempo a giocare alle slot machine e campa di espedienti, non sempre legali. Suo zio Fabio gli affida l'incarico di fingersi il padre del bambino che Lena, una ragazza polacca, porta in grembo, in modo da poter adottare il nascituro insieme alla moglie Bianca, cha da (troppo) tempo desidera un figlio. Ermanno obbedisce, un po' a fronte del compenso promesso, un po' perché zio Fabio è la sua unica famiglia, un po' infine perché non sa nemmeno lui che cosa vuole dalla vita: solo che, qualunque cosa sia, non la sta ottenendo.

Sole, lungometraggio di debutto di Carlo Sironi, classe 1983, è innanzitutto la storia di due orfani, Ermanno e Lena, che non hanno idea di quale sia il loro posto nel mondo, né men che meno quale posto dare ad un bambino destinato a nascere in questo mondo così com'è.

Sironi ha alle spalle alcuni cortometraggi - Sofia, Cargo, Valparaiso - premiati ai festival internazionali, e già l'insistenza su un titolo di una sola parola dà la misura dell'essenzialità della sua visione. La narrazione di Sole è asciutta, lineare, quasi ascetica, con un'ottima padronanza del mezzo cinematografico (e il contributo significativo della fotografia dell'ungherese Gergely Poharnok) e un grande senso del pudore nel raccontare una storia di giovani anime perdute.

Il problema, per un regista abituato a frequentare i grandi festival internazionali, è che questa storia è stata già raccontata al cinema infinite volte (un esempio per tutti: i fratelli Dardenne) e già dalla prima inquadratura sappiamo qual è la parabola che si andrà a delineare: poche svolte narrative, una sola piccola sorpresa finale, e una carenza di tensione che fa sembrare il film più lungo e più lento di quanto giovi ad un racconto già di per sé scarno e disadorno.

Il formato 4:3, scelta azzeccata per descrivere una situazione claustrofobica, aiuta a creare l'atmosfera giusta ma costringe ulteriormente la visuale: una decisione probabilmente voluta, ma di difficile gestione per gli spettatori. I due attori protagonisti, Sandra Drzymalska (fisicamente simile a Elle Fanning) e Claudio Segaluscio, sono intensi e convincenti, anche se a Segaluscio tocca incarnare la catatonia di Ermanno dalla prima alla (pen)ultima scena.

Vitaliano Trevisan è una riconoscibile voce fuori campo nei panni di un medico asettico come i suoi strumenti sanitari, mentre Bruno Buzzi e Barbara Ronchi sono gli aspiranti genitori.

Sironi ha un evidente talento registico, un gusto raffinato per l'immagine, ma l'alternanza del nitore con i fuori fuoco, e alcuni stratagemmi visivi come l'inquadratura di profilo dei protagonisti stagliati contro lo sfondo alla lunga diventano ripetitivi, così come la musica insistita di sottofondo (benché valida, a firma di Teoniki Rozynek). Se Sironi riuscirà a liberarsi da queste piccole prigioni e ad appoggiarsi ad una struttura narrativa più ricca (questa è di Giulia Moriggi e Antonio Manca, insieme al regista) diventerà un autore da tenere d'occhio: il potenziale c'è tutto.

Recensione tratta da MYmovies.it