Toggle navigation
C:\fakepath\Noi4.jpg
mercoledì 11 settembre

NOI 4

di Francesco Bruni — Italia, 2014, 90 minuti
Commedia, Drammatico

Con Ksenia Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci, Raffaella Lebboroni.

Cinema Capitol  TRAILER
Cinema Capitol  SITO WEB
Cinema Capitol  PREVENDITA BIGLIETTI

Trama

Il 13 giugno 2013 è una giornata qualsiasi, ma è anche una giornata diversa da tutte le altre. Oggi Giacomo, il figlio più piccolo di Ettore e Lara, ha gli orali degli esami di terza media. Se fosse un'altra

famiglia, questa sarebbe l'occasione per stare tutti insieme a incoraggiare e sostenere il ragazzino. Non è però il caso dei nostri quattro, perché il padre e la madre di Giacomo, sua sorella Emma,
ventenne, insieme non riescono a stare. E come se non bastasse in questo giorno, oltre alle tensioni familiari, ognuno di loro dovrà affrontare una sua piccola, grande sfida personale. Il tutto nella cornice di una Roma abbacinante e soffocante, sotto il sole di una giornata di inizio estate.

Recensione

Alla sua seconda regia, lo sceneggiatore-regista Francesco Bruni raddoppia la posta in gioco, anzi la quadruplica, e se in Scialla! raccontava un rapporto padre-figlio, in Noi 4 si cimenta con le relazioni incrociate fra quattro personaggi: i genitori con i figli, gli ex coniugi fra di loro, i fratelli all'interno
del legame paragenitoriale dovuto alla grande differenza d'età fra la maggiore e il "piccolo" di casa.
Nell'aumentare il livello di complessità narrativa Bruni dimostra coraggio e il lodevole rifiuto di sedersi sugli allori del successo precedente, ma rivela anche il dislivello fra ciò che conosce benissimo,
ovvero la psicologia maschile (ad ogni età), e ciò che conosce meno bene, cioè l'universo femminile, che in Noi 4 appare delineato dall'esterno, soprattutto nel caso del personaggio di Emma.

Ma l'interazione multipla (che comprende anche gli scambi con personaggi femminili meno centrali e per questo più a fuoco, come la zia Nicoletta, interpretata con grande naturalezza da Raffaella Lebboroni, o la bimba cinese Xiaolian) funziona a vari livelli: come motore di una storia interamente character driven e come racconto della metamorfosi identitaria, anche di genere, portata in dote dalla
modernità (e dalla crisi economica). Con un occhio vigile e un orecchio attento, soprattutto all'autenticità dei dialoghi, Bruni racconta l'Italia di oggi con leggerezza solo apparente, "buttando via" battute taglienti ed espressioni che evocano un mondo (come i "motivi manicomiabili" di cui Lara nutre la sua ansia) e inserendo immagini sintetiche come la pedalata a vuoto della superdonna
abituata a fare strada in salita (la figlia, più avanti, la definirà "un criceto"). La solida esperienza narrativa del Bruni sceneggiatore costruisce una vicenda ricca di echi e di rimandi che fa leva sulle contraddizioni interne ai suoi personaggi più che sugli accadimenti esterni, e racconta una famiglia ristretta invece che allargata, scegliendo di concentrarsi non sulle diramazioni successive di un divorzio doloroso, ma sul vincolo eterno che la nascita dei figli impone (o almeno dovrebbe) ai genitori.

Il registro narrativo oscilla fra la tenerezza e la rabbia, la frustrazione e il sorriso, echeggiando molte dinamiche famigliari, ed evitando "la cantata in macchina" di morettiana memoria, pur corteggiandola da vicino, con lo stesso mix di retorica e antiretorica che caratterizza le interazioni domestiche. Il montaggio secco di Marco Spoletini funziona spesso "in levare" togliendo alle scene la compulsione della "chiusa" chirurgica, e lasciando "sospesi" che la sceneggiatura provvederà a sigillare più avanti (o manterrà sospesi, perché la vita funziona così). La fotografia di Arnaldo Catinari evita i compiacimenti estetici e trattiene l'effetto "caramello" restituendo una luminosità riconoscibile, e una
Roma trafficata che è un cantiere a cielo aperto, anche di interazioni umane.

La regia di Bruni è meno sicura della scrittura (anche se un piano sequenza di accesso al palcoscenico fra presagire un salto futuro in quella direzione), ma sulla base dei passi finora compiuti può avere fiducia nelle proprie intuizioni e proseguire nell'indagine sul maschio italiano contemporaneo (magari facendosi affiancare da una sceneggiatrice per delineare meglio le femmine di oggi), fotografando i nostri tempi con precisione e delicatezza.