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10 E 11 GENNAIO 2019 - RASSEGNA GIOVEDÌ DI QUALITÀ

L'uomo che uccise Don Chisciotte

di Terry Gilliam — Regno Unito, Spagna, 2018, 132 minuti
Avventura, Commedia

Con Adam Driver, Jonathan Pryce, Stellan Skarsgård, Olga Kurylenko, Joana Ribeiro.

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Trama

Toby, cinico regista pubblicitario, si ritrova intrappolato nelle bizzarre illusioni di un vecchio calzolaio spagnolo che crede di essere Don Chisciotte. Nel corso delle loro avventure comiche e sempre più surreali, Toby è costretto ad affrontare le tragiche ripercussioni del film realizzato quando era un giovane idealista, che ha inciso in modo indelebile sulle aspettative e sui sogni di un piccolo villaggio spagnolo.

Recensione

Toby è un geniale ma anche cinico regista di spot che si trova su un set spagnolo in cui sta lavorando su un soggetto legato a Don Chisciotte. L'incontro con un gitano che vende dvd pirata di film ambientati in Spagna gli fa ritrovare la copia di un'opera giovanile girata in un paesino poco distante e avente lo stesso tema. Con quel lavoro aveva creato numerose aspettative negli abitanti e non tutte sono andate a buon fine.

Terry Gilliam dopo 25 anni è finalmente riuscito a realizzare il suo film su Don Chisciotte delle cui vicissitudini produttive ci resta testimonianza nel prezioso Lost in La Mancha realizzato sul set e con interviste aggiunte nel 2001. Che cosa sia rimasto del progetto di allora è pressoché impossibile sapere.

Sicuramente sono le polemiche che hanno visto contrapposti il regista e la 71esima edizione del Festival di Cannes uniti contro il produttore Paulo Branco che ne voleva impedire la proiezione. Gilliam non ha mai avuto vita facile con i produttori e in questa occasione si prende una vendetta che rende il film meno spettacolare rispetto, ad esempio, a Le avventure del barone di Münchausen ma molto più complesso sul piano di una riflessione (amara) sul fare cinema. 

Perché è facile riconoscere nella figura di Don Chisciotte un Gilliam così pazzo ma anche così necessariamente lucido da essere un Don Chisciotte pronto a riconoscersi anche nel cinico Toby. Si può sopravvivere in un mondo popolato da sadici detentori di denaro e possibili finanziatori che asservono le Angeliche al loro esclusivo dominio, pressati da vicino da produttori altrettanto gelosi delle loro 'proprietà' femminili? Pensare a Weinstein & co. non è difficile in un film in cui, in un continuo intersecarsi di tempi tra presente e memoria del passato, ci si chiede cosa ne sia stato delle utopie giovanili.

Il calzolaio divenuto (con fatica) Don Chisciotte ormai si ritiene tale e questa illusione gli è stata creata quando chi stava dietro la macchina da presa era mosso da una passione inarrestabile. Oggi i 'giganti' con cui confrontarsi si sono moltiplicati come le pale eoliche nel paesaggio iberico e per lottare con loro, sperando di non soccombere, occorre forse una dose di necessaria follia. È quella su cui Gilliam conta sperando, di film in film, di non fare la fine del protagonista di quello che fu il suo primo film totalmente personale e capolavoro assoluto: Brazil.