di Shih-Ching Tsou — Taiwan, Francia, USA, Gran Bretagna, 2025, 108 minuti
Commedia
Con Shi-Yuan Ma, Janel TSAI, Nina Ye, Brando Huang, Akio Chen.
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Trama
Nel mercato notturno di Taipei Shu-fen gestisce un chiosco che serve noodle: lasciata dal marito da diversi anni, sta ancora affrontando i debiti residui, faticando a gestire l'irrequieta figlia ventenne I-Ann e la piccola I-Jing di 5 anni. La sorella maggiore lavora segretamente come betelnut girl, mentre la minore vaga da sola per la città, provando a interpretare a suo modo il mondo dei grandi. Mentre Shu-fen si lascia andare alla depressione, la situazione le sfugge di mano e le iniziative di I-Ann e I-Jing rischiano di compromettere ulteriormente l'equilibrio famigliare.
Recensione
Durante la visione di Left-Handed Girl la prima impressione potrebbe essere quella di un Florida Project in versione taiwanese, complice la presenza di Sean Baker in qualità di produttore e co-sceneggiatore.
Shih-Ching Tsou è da sempre collaboratrice fidata di Baker e produttrice dei suoi film, tanto che i due hanno girato insieme nel 2004 Take Out, il film che ha rivelato al mondo il talento del regista di Anora. È indubbio che in Left-Handed Girl tornino alcuni dei temi cari al cineasta americano: il disagio dei ceti meno abbienti e la loro rassegnazione, che porta a trascurare la famiglia e l'educazione dei figli; la mancanza di moralità diffusa e l'effetto nocivo della società post-social network, che si rispecchia tra le diverse generazioni - la nonna interessata innanzitutto al proprio look e ai complimenti altrui, il bombardamento mediatico subito attraverso i dispositivi a ogni età. Il tocco di Baker in fase di sceneggiatura si percepisce nel ritmo indiavolato e nell'attenzione a dialoghi credibili e ficcanti, tali da coinvolgere un pubblico variegato per cinefilia e capacità di attenzione. Ma l'ambientazione taiwanese non si limita al solo "esotismo": ritorna il topos delle betelnut girls (ragazze che vendono noci di areca, spesso discinte e contigue alla prostituzione), spesso immortalate da Tsai Ming-liang nei suoi film, così come, seppur sfumato in chiave di commedia, il tradizionalismo figlio dell'epoca del Terrore Bianco, incarnato dalla figura del nonno, che ammonisce la piccola I-Jing a non utilizzare la mano sinistra, la "mano del diavolo".