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lunedì 25 e martedì 26 maggio

EPiC: Elvis Presley in Concert

di Baz Luhrmann — USA, Australia, 2025, 96 minuti
Documentario

Con Elvis Presley.

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Trama

Elvis, il film biografico di Baz Luhrmann consacrato a Presley, era valso una nomination agli Oscar ad Austin Butler, ma con tutta la buona volontà l'attore non aveva mai catturato la folgorante esperienza carnale di guardare The King dal vivo. La sua evidenza è ovviamente la voce, quella di baritono capace di gestire anche le note alte come un surfista magico che scivola sull'onda. Fenomeno visivo, prima che musicale, il biopic non rendeva conto della sua forza creativa.

Quattro anni dopo, Luhrmann fa il mea culpa e la rivela in Epic, poema musicale e ritratto impressionista che porta a lucentezza le sessioni di prova di Elvis.

Recensione

Un dio ad altezza d'uomo, circondato dai suoi musicisti e dalle sue coriste, risplendente di glamour e così vicino che possiamo quasi toccare la grana della sua pelle. Questo documentario, dalla genesi miracolosa, si basa tutto sul vigore e sul carisma del suo protagonista, còlto al debutto degli anni Settanta, dopo una serie lunghissima di film tutti uguali e prima dell'era più deprimente del "fat Elvis". Qui il Re non è mai in pericolo, ha sempre il controllo del tempo, è un campione del rodeo vocale. Si crogiola nel piacere e nella sicurezza di dare tutto se stesso, nel godimento del suo strumento incredibile, è traboccante di passione, desiderio, possibilità. Una giubilazione palpabile anche per noi che stiamo a guardare.

Pescando negli archivi della Warner, Baz Luhrmann trova un tesoro, le scene tagliate di due documentari che testimoniano il ritorno di Elvis sulla scena nel 1970 a l'International Hotel di Las Vegas (Elvis: That's the Way It Is) e la prima grande tournée nelle arene nel 1972 (Elvis on tour). Le immagini, riportate all'originario splendore dalla magia digitale del team di Peter Jackson, producono un effetto elettrizzante. Accomodati in prima fila assistiamo finalmente a quello che i puritani chiamavano il suo magnetismo animale. Vestito di bianco e di luce, di camicie psichedeliche, di pantaloni gessati, di cinture e frange, di gioielli e occhiali cromati, il dio è intoccabile e accessibile insieme, assediato dai fan e accompagnato dai suoi musicisti, linee di fuga che convergono sul suo petto, scoperto da una jumpsuit portata a pelle. Ma Epic non è soltanto un concerto filmato, è un racconto in prima persona. La voce di Elvis raccorda concerti, filmini di famiglia in Super8 e straordinarie sessioni musicali, una parentesi dorata da cui restano fuori gli aspetti più oscuri, per la gioia dei sensi. Il cardine di Epic restano soprattutto le performance teatrali, dove (ri)scopriamo l'impareggiabile showman, il corpo incandescente, il sorriso che uccide, la voce che passa dal velluto alla ruggine, mentre la sua cinegenia insolente trasuda e rende impossibile guardare altrove.

A galvanizzare il pubblico è quell'abitudine di Elvis ad allungare i suoi successi all'infinito. Baz Luhrmann ce ne regala due. La prima è la versione estesa di "Suspicious Minds", eseguita a Las Vegas e ricreata in Elvis dal regista. Con Epic i più giovani scopriranno che l'originale è inarrivabile. Ma Luhrmann fa ancora meglio con una versione scenica di "Polk Salad Annie". Dando fondo a tutta l'arte del cinema e del montaggio, il regista illustra la canzone, che suona ininterrotta, con immagini alternate provenienti da archivi diversi. Provate a non alzarvi dalla poltrona, se ci riuscite. 

Finalmente all'altezza del gesto artistico di Elvis, Luhrmann fa un passo indietro e lascia tutto lo spazio al soggetto dei suoi desideri, che prova, scava a fondo, perfeziona la scaletta, scherza coi coristi e
fonde rock, gospel e ballate country con una naturalezza disarmante. Sul palco assume pose iconiche, bacia le girls, incanta il pubblico e canta "That's All Right" o "Burning Love" come se fosse la prima volta e con un senso vero di scoperta, della loro straordinaria dinamica, della loro suggestione.