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Prima visione - da sabato 3 ottobre

Digger

di Alejandro G. Iñárritu — USA, Gran Bretagna, Messico, 2026, 128 minuti
Azione, Avventura, Commedia

Con Tom Cruise, Jesse Plemons, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg.

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Trama

L'uomo più potente del mondo intraprende una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell'umanità, prima che il disastro da lui stesso provocato distrugga ogni cosa.

Recensione

Alejandro González Iñárritu torna al cinema con un film che sembra nascere da una contraddizione: raccontare la catastrofe attraverso la commedia, l'ego attraverso il grottesco, il potere attraverso un uomo talmente convinto di poter salvare il mondo da aver contribuito lui stesso a distruggerlo.

Il risultato è Digger, un'opera ambiziosa e sfrontata che mette al centro Digger Rockwell, interpretato da un Tom Cruise sorprendentemente lontano dall'immagine della star d'azione. Un potentissimo petroliere che, dopo aver provocato un disastro dalle conseguenze globali, intraprende una missione disperata per convincere il mondo – e probabilmente soprattutto se stesso – di essere il suo salvatore.

È qui che Iñárritu trova il terreno ideale per il suo cinema: quello in cui il dramma individuale si trasforma in una riflessione più ampia sull'umanità, sul potere e sulla nostra irresistibile tendenza a creare i problemi che poi pretendiamo di risolvere.

Dopo Birdman, The Revenant e Babel, Iñárritu sembra voler spostare ancora una volta il proprio cinema in una direzione inattesa. Digger è una commedia nera, ma sotto la superficie farsesca conserva quella dimensione tragica che appartiene da sempre al regista messicano.

Il bersaglio non è soltanto un singolo uomo, ma un'intera idea di potere: quella secondo cui chi possiede abbastanza denaro, influenza e sicurezza possa convincersi di essere indispensabile anche quando è parte del problema.

La satira funziona proprio perché non sembra avere bisogno di sottolineare continuamente la propria tesi. Iñárritu lascia che sia l'assurdità delle situazioni a parlare.

La vera sorpresa è però Tom Cruise.

Dopo decenni trascorsi a costruire una delle figure più riconoscibili del cinema contemporaneo, Cruise sceglie di deformare completamente la propria immagine. Digger Rockwell è un personaggio eccentrico, fisicamente appesantito, lontanissimo dall'eroe atletico e quasi invulnerabile che l'attore ha incarnato negli ultimi anni. Il ruolo è stato descritto dallo stesso Cruise come uno dei più difficili della sua carriera, mentre Iñárritu ha parlato di una trasformazione sorprendente.

Ed è proprio questo il punto: Cruise non utilizza la propria aura per proteggere il personaggio, ma sembra divertirsi a distruggerla.

È una scelta coraggiosa e, soprattutto, intelligente. Perché dietro il divo che corre, vola e sfida la morte emerge finalmente l'attore disposto a diventare ridicolo, sgradevole, patetico e persino grottesco.

A rendere ancora più monumentale l'operazione c'è la fotografia di Emmanuel Lubezki, storico collaboratore di Iñárritu.

Il film è stato inoltre girato interamente in VistaVision, scelta che conferisce all'immagine una dimensione spettacolare particolarmente adatta a una storia che porta la propria idea di catastrofe fino alle estreme conseguenze.

Ma lo spettacolo non sembra essere fine a se stesso: in Digger la grande scala visiva serve a mettere in scena la sproporzione tra l'ego del protagonista e il mondo che pretende di controllare.

Intorno a Cruise, Iñárritu ha costruito un ensemble di notevole peso: Sandra Hüller, Jesse Plemons, Riz Ahmed, John Goodman e Michael Stuhlbarg, insieme a Sophie Wilde ed Emma D'Arcy.

Un cast che permette al film di muoversi continuamente tra commedia, satira e dramma senza perdere quella dimensione corale che sembra essere essenziale al progetto.

Digger ha qualcosa di magnificamente folle.

È il tipo di film che prende una storia potenzialmente apocalittica e decide di attraversarla con il sorriso storto della commedia nera. Un film sul potere che sceglie come protagonista proprio uno degli attori più potenti e riconoscibili di Hollywood, chiedendogli di fare esattamente ciò che ci aspetteremmo meno da lui.

Iñárritu sembra divertirsi a smontare le certezze dello spettatore e, contemporaneamente, quelle del suo stesso protagonista.

E quando un autore del suo calibro incontra un attore come Tom Cruise disposto a mettere in discussione la propria immagine, il risultato può diventare qualcosa di più di una semplice commedia catastrofica.

Un film visionario, feroce e sorprendentemente divertente. Una delle collaborazioni più curiose dell'anno e, soprattutto, l'occasione per vedere Tom Cruise come non lo abbiamo mai visto prima.