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Cinema CAPITOL Multisala - Via Roma, 18 - Sermide (Provincia di Mantova) c.a.p. 46028 - tel. 0386 960375

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Programmazione Unica:

 
 

Una separazione - Nader and Simin: A Separation

(Jodaeiye Nader az Simin)


giovedì 23 Febbraio - ore 21.15

 
     
 

Locandina

  Scheda film    
 
 

Regia:

Asghar Farhadi  

Attori:

Peyman Moadi, Leila Hatami, Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Babak Karimi, Ali-Asghar Shahbazi, Shirin Yazdanbakhsh  
Sceneggiatura:   Asghar Farhadi  
Produzione:

Asghar Farhadi

 
Paese: Iran 2011  
Distribuzione: Sacher Distribuzione  
Uscita: 21 Ottobre 2011  
Durata:   123' minuti ( 2 ore 03 minuti )  
Sito internet:

www.sacherdistribuzione.it/una_separazione.html

www.aseparation.com

 
 
     
 
Trailer
 
   
 

Foto

  Trama film    
 
 
     
 

Simin vuole lasciare l'Iran con il marito Nader e la figlia Termeh. Quando tutto è pronto, Nader ci ripensa. Gli dispiace abbandonare il padre che soffre di Alzheimer. Per questo motivo annulla l'intero piano di fuga.

Simin, allora, decide di divorziare dall'uomo intentando una causa presso il tribunale della famiglia. Quando la sua richiesta è respinta, Simin si rifiuta di tornare ad abitare con Nader sotto lo stesso tetto e va dai suoi genitori. Termeh decide invece di rimanere con il padre, sperando che la madre torni presto a vivere con loro.

 
     
 

Recensione film

 
 
     
 

Nader e sua moglie Simin stanno per divorziare. Hanno ottenuto il permesso di espatrio per loro e la loro figlia undicenne ma Nader non vuole partire. Suo padre è affetto dal morbo di Alzheimer e lui ritiene di dover restare ad aiutarlo. La moglie, se vuole, può andarsene. Simin lascia la casa e va a vivere con i suoi genitori mentre la figlia resta col padre.

È necessario assumere qualcuno che si occupi dell'uomo mentre Nader è al lavoro e l'incarico viene dato a una donna che ha una figlia di cinque anni e ed è incinta. La donna lavora all'insaputa del marito ma un giorno in cui si è assentata senza permesso lasciando l'anziano legato al letto, un alterco con Nader la fa cadere per le scale e perde il bambino.

Asghar Faradhi conferma con questo film le doti di narratore già manifestate con About Elly. Non è facile fare cinema oggi in Iran soprattutto se ci si è espressi in favore di Yafar Panahi condannato per attività contrarie al regime. Ma Faradhi sa, come i veri autori, aggirare lo sguardo rapace della censura proponendoci una storia che innesca una serie di domande sotto l'apparente facciata di un conflitto familiare.

Il regista non ci offre facili risposte (finale compreso) ma i problemi che pone sono di non poco conto per la società iraniana ma non solo. Certo c'è il quesito iniziale non di poco conto: per un minore è meglio cogliere l'opportunità dell'espatrio oppure restare in patria, soprattutto se femmina? Perchè le protagoniste positive finiscono con l'essere le due donne. Entrambe con i loro conflitti interiori, con il peso di una condizione femminile in una società maschilista e teocratica ma anche con il loro continuo far ricorso alla razionalità per far fronte alle difficoltà di ogni giorno.

Agghiacciante nella sua apparente comicità agli occhi di un occidentale è la telefonata che la badante fa all'ufficio preposto ai comportamenti conformi alla religione per sapere se possa o meno cambiare i pantaloni del pigiama al vecchio ottantenne che si è orinato addosso. Sul fronte opposto della barricata finiscono per trovarsi gli uomini che, o sono obnubilati dalla malattia oppure finiscono con l'aggrapparsi a preconcetti che impediscono loro di percepire la realtà in modo lucido.

Ciò che va oltre alla realtà iraniana è l'eterno conflitto sulla responsabilità individuale nei confronti di chi ci circonda. Ognuno dei personaggi vi viene messo di fronte e deve scegliere. Sotto lo sguardo protetto dalle lenti di una ragazzina. Una nota a margine: il cinema iraniano è veicolo stabile di una falsificazione narrativa che sta a priori di qualsiasi sceneggiatura.

Sussistendo il divieto per le donne di mostrarsi a capo scoperto in pubblico i registi sono obbligati a farle recitare con chador o foulard vari anche quando le scene si svolgono all'interno delle mura domestiche narrativamente in assenza di sguardi estranei stravolgendo quindi la rappresentazione della realtà.


 
 
         
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